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Atlanto - L'uomo, il suo sogno e il nuovo giorno
Pagina vista 1699

  • Gruppo: Atlanto
  • Titolo: L’uomo, il suo sogno e il nuovo giorno
  • Anno: 2010
  • Genere: Alternative rock
  • Etichetta: Autoprodotto
  • Sito: /
  • Myspace: www.myspace.com/atlantorock  

Si chiamavano Okkupato, nove anni di attività musicale, due cd, diverse partecipazioni in compilation e oltre 130 date in gran parte dell’Italia; oggi sono gli Atlanto, alternative rock band di Vicenza, che mi si presentano subito come una riedizione dei Subsonica in versione corale e rumorista, col loro ultimo lavoro “L’uomo, il suo sogno e il nuovo giorno”.

”Questo nuovo giorno” manifesta tutte le suggestioni del gruppo e, per quanto possa aver apprezzato certe soluzioni ritmiche e vocali, non riesce a destare un minimo brivido di soddisfazione.

”Ogni gesto semplice” possiede già maggiore maturità compositiva, le chitarre svolgono un lavoro adeguato e la linea vocale risulta perfettamente inserita.

”Il posto più bello” è una pennellata d’acquarello melodica  che possiede buone chances radiofoniche e prospetta un profilo più ottimale del gruppo, con gustose soluzioni chitarristiche e una buona performance canora. Con la successiva “Il Raggio” siamo ancora tra eredità Subsonica e incursioni Negramaro, ma il risultato non delude, soprattutto grazie alle soluzioni vocali.

L’inizio abrasivo di “La mia risposta” lascia ben sperare, e infatti si svolge piacevolmente in ogni suo movimento, mentre “Corri fino in fondo”gode di un ottimo apparato chitarristico e ritmico ma pecca di una linea vocale che non riesce a coinvolgere.

Con “Pioggia di giugno” si torna agli ambienti ruffiani di una più facile, acustica melodia di scuola ultima Negrita. Niente male; mi sembra che queste escursioni tradiscano la vera essenza della band, anche se mancano quelle scorrerie elettriche delle chitarre che reggono tutte le altre canzoni.

Ed eccole, infatti, tornare con l’ottava canzone, “L’ultimo momento”, nulla di diverso da quanto sentito prima o altrove, ma gradevole.

“Felicità” passa noiosa senza lasciare traccia, ma, fortuna nostra, l’ultima canzone, “Quello che rimane”, ci restituisce l’attenzione all’ascolto in virtù di una globale ottima esecuzione del gruppo, sotto ogni profilo, e di una rinnovata tensione compositiva.

Non si può certo scrivere che gli Atlanto non abbiano talento, ma mi sento di consigliare una maggiore personalizzazione della proposta musicale e lo scioglimento delle ambiguità di fondo che ho trovato in altalena tra un brano e l’altro. Possono aspirare ad avere un loro pubblico? Certamente, ma solo dopo aver capito davvero quale pubblico vogliono avere.

 


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Scritto da Marco Priulla   
Lunedì 06 Febbraio 2012 21:21
Ultimo aggiornamento Lunedì 06 Febbraio 2012 21:31
 

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